Vi suggeriamo di coltivare il Coriandolo se desiderate una pianta aromatica versatile che dona anche lunghe fioriture primaverili. Le sue foglie fresche si usano per cucinare zuppe, piatti etnici e insalate, mentre i semi maturi posso arricchire il sapore di pane, salumi e liquori. Inoltre è una specie a ciclo rapido ed è la pianta ideale per chi ha poco spazio e desidera risultati concreti in poche settimane.

Il Coriandolo (Coriandrum sativum) appartiene alla famiglia delle Apiaceae ed è quindi un “cugino” del Finocchio e soprattutto del Prezzemolo a cui somiglia parecchio. È una pianta erbacea annuale e crea un cespuglio leggero e ramificato, che può raggiungere i 30/70 cm in altezza. in vaso. Le foglie basali sono larghe e frastagliate, come quelle del Prezzemolo e produce dei piccoli fiori bianchi e rosati, riuniti in infiorescenze a ombrella. La fioritura si manifesta da maggio e luglio, ma nei climi caldi può iniziare in aprile: dopo 5/6 settimane dalla fioritura i semi raggiungono la maturazione e possiamo raccoglierli sia per usarli in cucina sia per seminarli l’anno successivo.

È una pianta aromatica con un sapore molto particolare: o la si ama o la si odia. In particolare le foglie fresche contengono aldeidi che conferiscono un odore simile al sapone o alle cimici. Il suo stesso nome scientifico lo conferma: deriva dal termine greco korìandron, che molti collegano a kòris (cioè “cimice”). Recenti ricerche scientifiche hanno rivelato che il gradimento verso il Coriandolo ha una motivazione genetica: alcune persone non hanno i recettori olfattivi che rilevano le aldeidi e quindi non trovano sgradevole l’odore delle foglie del Coriandolo. È bene precisare che i semi maturi hanno invece un profumo agrumato e speziato, molto più delicato: spesso chi non ama le foglie fresche ne apprezza i semi.

Nei centri giardinaggio possiamo trovare diverse varietà di Coriandolo, con foglie larghe o fini. La prima sono adatte per chi desidera usare le foglie fresche in cucina, le secondo sono invece indicate per la produzione dei semi.

Dove coltivare il Coriandolo

Il Coriandolo richiede temperature comprese tra 10°C e 22°C. Soffre il caldo eccessivo e oltre i 30°C tende a fiorire e a seccare prematuramente. Anche il freddo eccessivo è un problema: resiste a brevi gelate fino a -2°C ma con temperature inferiore la pianta muore.

Per questa ragione è bene seminare il Coriandolo in una posizione soleggiata solo se abitiamo in una regione del nord Italia. Nel sud e nelle zone più calde è preferibile una posizione in mezz’ombra, per difendere la pianta dai raggi solari diretti nelle giornate più torride.

In inverno possiamo coltivare il Coriandolo in giardino anche in inverno nelle zone calde del sud Italia e lungo le coste. Nelle regioni più fredde del nord è meglio optare per la coltivazione in vaso, che potremo spostare facilmente in una serra fredda quando le temperature si avvicinano ai 5°C.

Come coltivare il Coriandolo

Il Coriandolo ha una radice fittonante e non ama i trapianti. Meglio iniziare la coltivazione dal seme o acquistare una piantina già sviluppata.

La semina nell’orto si effettua quando le temperature minime notturne superano stabilmente i 10°C. Ne nord Italia possiamo affrontare da marzo a maggio, mentre nelle zone più calde può essere anticipata già a febbraio in funzione dell’andamento climatico. Generalmente si effettuano delle semine scalari, in moda da avere sempre disponibilità delle foglie aromatiche. È anche possibile effettuare una semina autunnale: verso agosto/settembre nel nord e ottobre/novembre nel sud.

Nell’orto manteniamo una distanza di circa 25/30 cm tra ogni piantina, per assicurare il giusto spazio di crescita.

Possiamo coltivare il Coriandolo anche in vaso sul balcone: avendo una radice fittonante è bene utilizzare un vaso abbastanza profondo, con un’altezza di almeno di 25 cm.

Le piantine spunteranno dopo circa 7/14 giorni dopo la semina, a seconda del clima.

Prima della semina integriamo nel terreno un concime organico, come lo stallatico, o un fertilizzante a lenta cessione consentito in agricoltura biologica. Non è una pianta particolarmente esigente e questa concimazione sarà sufficiente per tutto il ciclo vegetativo.

Come irrigare il Coriandolo

Richiede irrigazioni regolari ma moderate. Il terreno deve rimanere leggermente umido, senza ristagni idrici.

Durante i mesi più caldi, irrighiamo preferibilmente al mattino presto o alla sera, evitando di bagnare eccessivamente la parte aerea per prevenire le malattie fungine.

Per la coltivazione in vaso usiamo un terriccio con un buon drenaggio e non lasciamo l’acqua nel sottovaso, in particolare in primavera e in autunno.

Come raccogliere il Coriandolo

Se desideriamo usare le foglie fresche come erbe aromatiche in cucina tagliamole con forbici affilate e disinfettate. Meglio prelevare quelle esterne, lasciando il cuore centrale, per stimolare la produzione di nuove foglie.

Il periodo della raccolta delle foglie dipende dall’epoca di semina. Se seminiamo in primavera, tra marzo e aprile, potremo raccogliere le foglie tra aprile e giugno. Con semine autunnali nelle regioni a clima mite, le foglie possono persistere da ottobre fino a dicembre, purché le temperature non scendano sotto gli 0°C per periodi prolungati.

Se non desideriamo i semi, tagliamo gli steli fiorali appena compaiono, per obbligare la pianta a concentrarsi nella produzione delle foglie.

Se invece vogliamo ottenere i fiori e i semi, attendiamo la fine del ciclo produttivo e recidiamo tutta la pianta quando i semi assumeranno un colore bruno. In seguito lasciamola essiccare tutta la pianta in un luogo asciutto e ventilato: sarà più semplice staccare i semi in seguito.

I nemici naturali

Il Coriandolo può essere attaccato dagli Afidi, soprattutto in primavera. Questi insetti si concentrano sui giovani germogli e succhiano la linfa, causando deformazioni fogliari. Si possono eliminare con trattamenti a base di sapone molle potassico.

Anche le Lumache e le Limacce possono danneggiare le piantine coltivate all’aperto nell’orto. Per difendere le aiuole possiamo usare barriere realizzate con materiali naturali abrasivi o disidratanti (cenere di legna, sabbia, lapillo, terra di diatomee, rame, ecc.), che questi animali non riescono a superare.

Tra le malattie fungine, l’Oidio può comparire in condizioni di elevata umidità e scarsa aerazione. Si manifesta con una patina biancastra sulle foglie. In caso di contaminazione, tagliamo le foglie infette e trattiamo la pianta con un estratto di Equiseto.

Nella coltivazione in vaso è possibile incorrere in marciumi radicali, causati da una eccessiva irrigazione, da terricci troppo compatti e poco drenanti e dalla presenza di acqua stagnante nel sottovaso. Per evitare questi problemi, usiamo substrati drenanti, esponiamo la pianta al sole e assicuriamo una buona ventilazione.